venerdì 4 maggio 2018

La nascita del tacco

La maggior parte degli scritti che si riferiscono alla storia del vestito, o soltanto a quella della
calzatura, non dedicano una parola a quell'accessorio della scarpa denominato tacco.
I tacchi fanno la loro apparizione verso il XV secolo. Solo da quel momento l’uso del tacco è definitivamente accettato. Esso è oramai ammesso come parte integrante della scarpa.
Nell'antichità ritroviamo il tacco anche presso gli Indiani; si pensa che gli Indiani ricchi indossassero scarpe di pelle bianca di ottima conciatura, e portassero  tacchi alti, il che aumentava la loro statura già molto alta. Basandoci sulla dinastia dell’epoca, si può ritenere che quelle scarpe con il tacco risalgano a circa 1250 anni prima di Cristo.

Secondo alcuni cronisti, sarebbe di origine persiana, e formava allora un blocco di legno che veniva applicato ai sandali al fine di isolare il piede dalla sabbia rovente. In principio, i tacchi erano alti quattro centimetri, ma la vanità della donna fece sì che le dimensioni iniziali fossero ben presto superate per raggiungere progressivamente la straordinaria altezza di trentasei centimetri.


Inoltre per adottare un tacco simile, occorreva che il davanti della suola fosse rialzato con una zeppa
di altezza equivalente. E’ vero che conosciamo la pantofola-trampolo la cui zeppa di sughero in un pezzo solo esaltava prodigiosamente l’altezza di chi la portava. Sappiamo anche dell’esistenza presso le donne turche  di zoccoli di legno provvisti di una semplice fascia, sotto la quale bastava infilare il piede per essere in grado di camminare. Ma, come si può capire, questi rialzi non hanno nulla che possa farli considerare come tacchi.



Dopo i Persiani, le Veneziane accettarono anche loro la moda dei tacchi.
Quei tacchi veneziani che chiamavano chapineys, presentavano tutte le varietà di ornamenti che potessero scaturire dalla fantasia dei calzolai. Erano variamente dipinti o intarsiati di madreperla. L’altezza del tacco indicava il rango di colei che lo portava, cosicché le nobildonne per non perdere un’oncia del loro prestigio non riuscivano proprio più a camminare.



A partire dall’epoca in cui il tacco fu accettato, quest’ultimo subì l’influenza della moda, che lo voleva alternativamente alto o basso. Ma la moda era anche sottoposta ai capricci dei principi e dei signori, e si narra che la regina Maria-Teresa che aveva il difetto di essere bassa, volle correggere lo svantaggio, con l’altezza esagerata dei tacchi.
Il tacco Luigi XV che è ancora molto in voga nelle mode contemporanee si distinse soprattutto per l’eleganza. Questo sarebbe datato alla fine del XV secolo, e sarebbe stato inventato da Leonardo da Vinci. Per ovviare alle difficoltà create da strade impraticabili, si portarono tacchi prima di altezza normale, ma poi divennero talmente esagerati da essere vietati dalla legge. Al fine di conciliare comodità d’uso e piacevolezze della fantasia, Leonardo da Vinci inventò il tacco la cui grazia doveva consacrarne la fama tra le generazioni future.

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